mercoledì 25 giugno 2008

Senza limite

“Certi giudici politicizzati sono come metastasi per la nostra democrazia. Viviamo in una condizione di libertà vigilata”. Ancora una volta siamo obbligati a riportare frasi del genere. Il peggior Berlusconi è tornato, e davanti alla platea di Confesercenti, ha attaccato sia la magistratura che l’opposizione parlamentare.

“L’opposizione – dice – non capisce e non si unisce a noi per cercare di combattere chi sovverte la democrazia. Significa che non c’è più dialogo. Il dialogo si spezza”. Siamo al paradosso, alla distorsione della realtà. Il presidente del Consiglio attacca la magistratura, attaccando con essa le istituzioni repubblicana. Attacca l’opposizione, minando la possibilità di instaurare in Italia una moderna e compiuta democrazia di stampo occidentale.

Parla di libertà vigilata, di minaccia per la democrazia. Lui che è a capo di un governo che, in meno di un mese, ha limitato il raggio d’azione dei giudici e della stampa, che, per soli interessi personali, ha approvato una norma che sospende, insieme al suo, migliaia di processi per reati quali lo stupro, la violenza, il furto, la rapina.

Lui che, da presidente del Consiglio e padrone di uno dei due poli riconosciuti dal malsano sistema televisivo italiano, ha la possibilità di controllare, con risultati deleteri per la libertà di espressione e di critica, tutte le principali emittenti pubbliche e private del Paese. Lui che vive da decenni dentro un irrisolto conflitto di interessi per una serie indefinita di motivi. Lui che definisce un condannato per mafia – casualmente un suo ex-dipendente – “un eroe”. Con che coraggio parla di “libertà vigilata” a causa di “una magistratura politicizzata”?

Berlusconi è tornato. E decide di renderlo noto alla nazione in un’occasione del tutto impropria. Parla infatti dal podio dell’Auditorium di Roma, dove si svolge assemblea di Confesercenti, dove era stato invitato per parlare di ben altro. Dalla platea piovono fischi ogni volta che pronuncia la parola “magistrati”.

Walter Veltroni, presente anch’esso all’assemblea, è basito. “Che dialogo ci può essere – è costretto a constatare – quando dal palco di una categoria si dicono cose di questo tipo. Non è un problema di dialogo, è un problema di rispetto del proprio ruolo che, nel caso del presidente del Consiglio, in questo caso non c’è stato. Credo che tutto l'Auditorium. Io ero tra quelli. Non mi è mai capitato, di fronte a una categoria di persone che lavorano e aiutano il Paese a crescere, di trovarmi con un presidente del Consiglio che fa un comizio. Chi ha questa responsabilità - ha aggiunto il leader del Pd - deve rispettare in primo luogo le persone che si trova davanti, l'opposizione e il suo ruolo”.

Da parte di tutto il PD è arrivata una fortissima presa di posizione contro le parole pronunciate dal premier. Il ministro ombra dell’Economia Pier Luigi Bersani si dice convinto che “avere un premier così è un guaio” e “invece che attaccare i giudici”, Berlusconi avrebbe fatto meglio a spiegare “perché le tasse nel Dpef aumentano dello 0,2% invece che diminuire”. Il capogruppo del PD alla Camera Antonello Soro esprime il suo “sconcerto” per “il ritorno del peggior Berlusconi, che se prosegue con questo delirio di onnipotenza, si renderà contro ben presto che la luna di miele è finita”. Secondo il ministro ombra della Giustizia Lanfranco Tenaglia, Berlusconi “si fa beffe degli appelli dei Quirinale e riconferma la profonda insofferenza del premier nei confronti del rispetto delle leggi e delle regole democratiche”.

L’ultimo degli appelli a cui si fa riferimento, il presidente della Repubblica l’ha lanciato proprio dopo aver ascoltato le parole del premier. L’eco dell’Auditorium non tarda ad arrivare al Colle. Giorgio Napolitano non esita a dichiararsi “molto preoccupato”, ed è la seconda volta che ripete questa espressione dall’inizio del mese. “Dobbiamo auspicare – spiega – che la nuova stagione parlamentare porti avanti il percorso delle riforme di cui ha assoluto bisogno l'amministrazione della giustizia nel suo insieme”. Ora, “perché vi si riesca, deve affermarsi – ne sono convinto, e non è la prima volta che lo sottolineo – un clima di ascolto reciproco e di confronto costruttivo su questi problemi tra tutte le componenti del mondo della giustizia e del mondo politico e istituzionale”.

S.C.

Tratto da:
http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=53683

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